tavolo 3: COMUNICAZIONE

Come prima cosa vorremmo raccontarvi brevemente chi eravamo e quali sono state le nostre modalità di relazione dovendo appunto parlare di comunicazione. Eravamo circa 35 donne, di varia provenienza geografica, età e percorsi politici e abbiamo condiviso un tavolo che prevedeva sia un momento di discussione e scambio di idee, a partire dalla intro fatta dal gruppo Feramenta, sia un workshop nel quale Femminismo a Sud ha spiegato la costruzione/uso/funzionamento di una mailing list e di un blog.  Dall’inizio è emerso che il titolo scelto per il tavolo “ Media, linguaggi ed immaginari. Strategie e pratiche di autorappresentazione e riappropriazione dei mezzi di comunicazione e dei linguaggi” aveva sollecitato aspettative diverse, alcune donne credevano fosse un momento di riflessione maggiormente centrato sulla rappresentazione/autorappresentazione delle donne nei media. Ed è stato altrettanto evidente da subito il diverso approccio legato anche alla differenza generazionale. Piccole difficoltà che si sono risolte in una chiara volontà di restare e confrontarsi, con serenità e senza sottrarsi al riconoscimento dei differenti percorsi di singole e collettivi, che come è stato da subito rilevato sono anche differenti modi di intendere parole, linguaggi ed immaginari. Al gruppo hanno partecipato diverse donne che lavorano in radio, web tv, giornali o comunque nel vasto mondo della comunicazione.   Veniamo ai contenuti. L’introduzione di Feramenta è stata chiara e puntuale nel ricostruire i passaggi più importanti, anche delle teorie cyborfemministe, rispetto all’uso delle nuove tecnologie nella comunicazione. Parlando di queste non si poteva non nominare e riflettere sul gender divide, che fa sì che all’interno del più generale digital divide che riguarda il mondo intero, le donne come spesso accade sono quelle maggiormente penalizzate nell’accesso alle tecnologie. Anche dove c’è maggiore consapevolezza, come potrebbe essere il caso del movimento di femministe e lesbiche di cui siamo parte, si riscontra ancora un accesso/uso delle nuove tecnologie di comunicazione poco utilizzato e poco conosciuto. Forse c’è anche poca curiosità o una leggera inibizione. Questo non significa che email e blog siano l’unico luogo di incontro per noi, ma servono inevitabilmente per essere in relazione tra un incontro e l’altro, in cui fisicamente ci si riconosce tra corpi. Feramenta ha sottolineato la necessità di rompere con gli stereotipi – che vorrebbero le donne incapaci di intendere e volere le nuove tecnologie – dare spazio alla curiosità e alla sperimentazione così da riappropriarsi dei mezzi di comunicazione. Tutto questo in un ottica di free software e piattaforme libere che ci sono e vanno maggiormente sviluppate. Anche perché come ha ricordato Femminismo a Sud in molti casi le comunità che hanno inventato i nuovi codici o sistemi operativi (Linux) sono comunità maschili che per quanto aperte risentono di qualche eco della cultura patriarcale. Come femministe possiamo pensare di intervenire anche su questo e soprattutto abbiamo diritto di sapere e conoscere i funzionamenti delle nuove tecnologie per poterle a nostra volta trasmettere, avendo come fine una conoscenza condivisa e partecipata. Tuttavia, dobbiamo fare i conti con la reale possibilità di accesso e utilizzo delle nuove tecnologie da parte di tutte noi, quindi è necessario anche capire come creare una rete di saperi e di strumenti che siano davvero efficaci.  Ad esempio, se scegliamo il blog come mezzo per fare rete nella Rete, dobbiamo chiederci in che modo e se funziona. Più interventi hanno sottolineato il rischio dell’autoreferenzialità. Per scongiurarla, e per dirla con le perfette parole di Giorgiana è necessario “moltiplicare i centri di trasmissione e creare un meccanismo virale e propulsivo” che tradotto significa lavorare affinchè il nostro modo di comunicare si diffonda come un virus così da entrare anche nei meccanismi dei media mainstream, non per cambiarli ma per non esserne schiacciate. Il ragionamento sui media mainstream e indipendenti si è intrecciato anche con il rapporto che si può avere con le istituzioni: questa parte del dibattito ha ovviamente espresso posizioni differenti. C’è chi ritiene importante capire quale può essere la comunicazione femminista che metta in relazione politica e movimento per condizionare le scelte politiche, chi ritiene che questo non ci riguardi o comunque non è interessata ad agire su questo livello del discorso politico, e altre hanno ricordato che per alcune di noi, come chi lavora nei centri antiviolenza, la comunicazione con le istituzioni è ineludibile e necessaria per ottenere spazi e risorse. Non c’è stato poi il tempo di parlare di come la violenza, che si era detto tema trasversale a tutti i tavoli, entri nella comunicazione e nei media, ma era sottointeso che la violenza investe anche i linguaggi e gli immaginari che ci vengono veicolati.  Quindi volendo tirare le fila, da un lato abbiamo evidenziato alcuni punti che restano critici e hanno bisogno di essere problematizzati maggiormente, dall’altro avremmo delle proposte pratiche da suggerire all’assemblea: PUNTI CRITICI
in che modo questo percorso nato dal 24 novembre in poi si debba rapportare con i media tutti; come superare, a partire da noi, il gender divide per un maggiore accesso ai mezzi di informazione, soprattutto quelli autoprodotti; come raggiungere le donne che per diversi motivi non hanno accesso alla Rete; come trasformare linguaggi e immaginari, a partire anche qui da noi, per dirla con una battuta: okkio ai prossimi comunicati, spesso siamo incomprensibili anche a noi stesse 🙂
 PROPOSTE
creare un gruppo di comunicazione permanente che metta insieme saperi, materiali e risorse e che sia aperto non solo a chi lo fa di professione ma anche a chi rientra nel circuito comunicativo in maniera informale. Con onestà ci siamo dette che è necessario farlo dandosi però tempo, viste le vite precarie di tutte noi; mettere in campo tutte le forme possibili di comunicazione svincolate dai media ufficiali quando vogliamo essere/agire nello spazio pubblico; usare consapevolmente gli strumenti collettivi e qui veniamo alla netiquette
 Come gruppo comunicazione abbiamo ragionato su quali sono stati gli errori maggiori nella comunicazione dal 12 gennaio in poi attraverso l’uso della mailing list Sommosse e il blog Flat. Abbiamo indubbiamente condiviso la gestione della comunicazione rispetto alla precedente esperienza del sito controviolenza, però non possiamo non vedere gli errori fatti. Se volessimo riassumere il tutto in una espressione dovremmo dire che abbiamo assistito ad una incapacità di ascolto reciproco, ma pensiamo sia importante entrare nel dettaglio di alcune cose che NON SI DEVONO FARE:
La mailing list era stata creata (ed era stato detto) per discutere dei tavoli, non dell’universo mondo – autopresentazioni comprese. Le mailing list funzionano normalmente così quindi si chiede una maggiore attenzione al contesto; È risultato abbastanza palese che nessuna leggeva le altre mail; In molti casi si è intasata la mail delle altre con contenuti totalmente inutili oltre che inopportune, tipo mangio bevo il caffè etc. Per questo era stato più volte dato un altro indirizzo e quello andava usato, non quello della mailing list che automaticamente arriva a tutte; Incapacità di autodeterminarsi e di essere autonome rispetto al mezzo. Non siamo state capaci di autogestirci: scrivere cancellatemi significa delegare ad altre qualcosa che chiunque può fare da sola; Alcune piccole regole dette più volte sono state completamente disattese, tipo cambiare l’oggetto della mail se si cambiava contenuto; La mailing esige sintesi, non si possono leggere tesi di laurea e in più è necessario fare un po’ di pulizia, quando si risponde in lista si deve nella propria email cancellare i contenuti precedenti, mantenendo solo le citazioni necessarie al ragionamento in corso; Se in un mese intervengono 25 volte solo le stesse poche persone, significa poi che in una assemblea virtuale di 300 persone non c’è reale partecipazione, è mancanza di rispetto e tende ad escludere anzichè includere;  Ricordarsi che nello scrivere una mail gli umori non sono immediatamente traducibili, l’ironia per esempio sfugge e allora sforzarsi magari di essere più comprensibili
 LA CONCLUSIONE è che se non lo avete ancora fatto leggetevi la Netiquette che è stata diffusa in rete e per chi fosse interessata a saperne di più o volesse aprire un blog e diventare un altro centro di trasmissione, a breve Femminismo a sud metterà a disposizione i materiali del workshop   

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1 Response to tavolo 3: COMUNICAZIONE

  1. 5am says:

    contenta dei miei 2 cents!

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