Uomini che uccidono le donne

da www.liberazione.it

Oggi Roma manifestazione femminista per dire basta alla violenza maschile. Ma si preferisce fare orecchie da mercanti

L´anno scorso prima manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne. 150 mila in …

Angela Azzaro
Per capire che cosa sia l’uso distorto che si fa in politica della violenza maschile, si deve partire da un fatto. L’uccisione di Giovanna Reggiani. Un anno fa. La donna fu trovata morta in un fosso a Tor di Quinto, Roma. Si pensava fosse una "straniera" o una "extracomunitaria", come ci ostiniamo a chiamare chi è nato in altri Paesi. La notizia fu data "in breve" nella cronaca locale. Solo il giorno dopo, scoperto che era italiana, è successo il finimondo. Prodi convoca – su pressione di Walter Veltroni (che di fatto scrive il primo, vero, atto della caduta di quel governo) – il Consiglio dei ministri che approva un decreto anticostituzionale per le espulsioni dei romeni. Romeno è infatti l’accusato dell’uccisione di Giovanna Reggiani.


Quel fatto è emblematico perché svela almeno due meccanismi che ci portiamo ancora dietro: l’uso che si fa della violenza maschile per criminalizzare lo straniero, spostando l’attenzione da "noi" a "loro"; il tentativo di risolvere attraverso l’inasprimento delle normative vigenti una questione che richiede tutt’altro intervento. Sono due questioni collegate che il governo della destra ha fatto diventare emblema della sua campagna elettorale basata sulla sicurezza. Oggi si continua a inseguire quel modello, spostando di continuo l’attenzione da "noi" a "loro". E’ sempre qualche altro che compie gli omicidi, che picchia.
Ma cosa diciamo quando scopriamo che quel qualcuno è un commercialista, benestante, uno normale, come è accaduto a Verona? Diciamo che non è possibile, che è accaduto qualcosa di inspiegabile. Le spiegazioni ci sono e vanno ricercate in quel "noi" che non vogliamo vedere. In una società, la nostra, che nonostante tutto continua a essere fondata sul potere maschile e su una divisione dei ruoli che afferma il familismo. La scena pubblica non fa altro che mostrare questo potere, metterlo in scena, esibirlo in tutte le salse. Fa parte di questo potere anche la menzogna di risolvere il problema della violenza maschile inasprendo le pene come propone la ministra per le Pari opportunità, Mara Carfagna.
Destra, sinistra, centro, questa società si rifiutano però di mettersi radicalmente in gioco, di rivedere alla radice il rapporto eterosessuale uomo-donna. Fanno proclami quando arriva la notizia dell’ennesima strage, ma si guardano bene dal nominare i veri colpevoli. Rifondazione comunista compresa, appunto. Perché continua a pensare che il conflitto tra i sessi – è in questo orizzonte politico che va collocata la violenza maschile contro le donne – sia una questione marginale, secondaria, subalterna a quella tra capitale e lavoro.
La manifestazione di oggi, completamente autorganizzata, si pone fuori da queste questioni. Sceglie di praticare un’altra politica, alta e altra. Ma è importante che venga ascoltata, fatta propria, non ridotta a fatto marginale. Certo, richiede un grosso sforzo da fare. Enorme. Ma va fatto. Se no, almeno, smettetela di indignarvi quando una donna muore per mano dell’uomo che giurava di amarla.

22/11/2008

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