VIOLENZA DOMESTICA E CARCERE, CERCHIO DA SPEZZARE DI ABUSI E OPPRESSIONE di Free Battered Women

 
Free Battered Women (Libertà per le Donne Maltrattate) e California
Habeas Project (Progetto Habeas della California)

Lavorare per la libertà, giustizia e salute delle prigioniere
sopravissute alla violenza domestica

Chi siamo
Come parte del movimento per la giustizia razziale e della lotta per
resistere a tutte le forme di violenza da parte del proprio compagno
contro donne e transgender, Free Battered Women (Libertà per le Donne
Maltrattate) lavora per porre fine alla ri-vitimizzazione delle
prigioniere sopravissute alla violenza domestica. Attraverso
l’organizzazione della comunità, le campagne di difesa per la messa in
libertà sulla parola, il sistema educativo pubblico, le campagne
mediatiche e il lavoro politico. Noi lavoriamo come parte di un
movimento diffuso a livello statale in California per liberare dal
carcere le sopravvissute ai maltrattamenti del proprio compagno che
siano state incarcerate per crimini legati alle loro esperienze di aver
subito abusi.
Free Battered Women è stato il risultato dello sforzo organizzativo
messo in campo nel 1991 dalle sopravvissute alla violenza domestica. Le
sopravvissute del carcere femminile della California (California
Institution for Women) si unirono ai gruppi di supporto fuori dal
carcere per lanciare una campagna di clemenza (es. indulto o amnistia)
che rimettesse in libertà le sopravvissute che avevano ucciso i loro
partner abusatori e stessero scontando l’ergastolo.
Poiché un provvedimento di clemenza e la libertà sulla parola non
sarebbero comunque risultati efficaci per tirare fuori dal carcere le
sopravvissute condannate all’ergastolo, gli avvocati fecero richiesta
che i casi giudiziari delle sopravvissute fossero riaperti. Ciò portò
all’aggiunta nel Codice penale del comma 1473.5 che consente ad alcune
sopravvissute alla violenza domestica di ricorrere contro la propria
condanna se una perizia sulla violenza domestica non era stata
effettuata ai tempi del loro processo (la revisione del processo si
ottiene attraverso la concessione dell’habeas corpus, ovvero un
provvedimento che faccia acquisire agli atti del processo la perizia
sulla violenza domestica, per i criteri vedi più avanti). Il California
Habeas Project (Progetto Habeas della California) lavora per far
applicare questa voce del Codice e ottenere l’habeas corpus per la
riapertura dei processi e collabora con Free Battered Women, Legal
Services for Prisoners with Children (Servizi Legali per Prigioniere
Madri), il California Women’s Law Center (Centro Legale per Donne della
California), il Los angeles County Public Defender’s Office (Collegio
Pubblico degli Avvocati/e di difesa della contea di Los Angeles), lo
University of Southern California’s Post-Conviction Justice Project
(Progetto di Giustizia Post-condanna dell’Università della California
del Sud). Parte del nostro lavoro comprende il reclutamento, la
formazione e il supporto di una rete di persone che si dedicano
volontariamente all’impegno per ottenere più giustizia e libertà per le
sopravvissute alla violenza domestica.

Perché lavoriamo con le prigioniere sopravissute alla violenza domestica?
Una gran maggioranza delle oltre 11.000 persone detenute nelle carceri
femminili della California sono sopravvissute ad abusi fisici, sessuali,
emotivi ed economici da parte di un proprio compagno prima di entrare in
carcere. Centinaia di sopravvissute agli abusi stanno scontando condanne
all’ergastolo per le loro risposte a questi abusi. Molte sopravvissute
sono arrestate dopo essersi difese e/o aver difeso figli e figlie da
partner abusatori; vengono costrette dai loro partner a commettere reati
o confessare di averli commessi; vengono ritenute responsabili delle
violenze fatte dal proprio partner ai danni di figli e figlie. Sappiamo
anche che molte sopravvissute a traumi ricorrono a droghe o alcol per
far fronte ai traumi derivanti dagli abusi e poi finiscono nelle maglie
del sistema legale per reati legati alla droga, alla prostituzione o per
reati di natura economica. Una volta condannate queste sopravvissute ad
abusi si trovano a passare da un carcere creato dal proprio partner ad
uno gestito dallo stato, dove le tattiche di controllo usate dal
personale carcerario rispecchiano l’abuso che loro hanno subito dentro
le mura domestiche.
Molte delle sopravvissute con cui lavoriamo non hanno mai avuto
l’occasione di spiegare come l’abuso da parte del proprio compagno cui
sono sopravvissute fosse rilevante nella loro vicenda giudiziaria. Se
questo elemento fosse stato reso noto all’epoca del processo è possibile
che non sarebbero state accusate dello stesso reato, non sarebbero state
condannate affatto, oppure non così duramente come risultato all’epoca
del processo. Ciò è tanto più vero per quelle condanne emesse prima del
provvedimento che consente la deposizione agli atti del processo di una
perizia sulla violenza domestica subita, ma vale anche per molte
sopravvissute condannate attualmente. Noi crediamo nel diritto delle
sopravvissute di raccontare le proprie storie e ottenere che questa
informazione sia presa in considerazione quando viene presa la decisione
se mettere in gabbia persone e separarle dalle famiglie. Dalla nostra
esperienza possiamo testimoniare dei diversi modi con cui le corti dei
tribunali inseguano miti pericolosi e misconcezioni sulla violenza
domestica nel formulare capi di accusa contro le donne sopravvissute. In
particolare le donne di colore, le persone transgender, queer, migranti
e gente povera sopravvissute a violenza domestica sono ripetutamente e
sistematicamente non credute, screditate e in questo modo ulteriormente
violate dalle persone appartenenti al sistema penale e penitenziario. Il
nostro lavoro fornisce supporto ai processi che consentano alle
sopravvissute di dire le loro storie, di essere credute e fare in modo
che le loro verità contino quando si arriva alla questione fondamentale
della loro libertà.
Inoltre a noi è chiaro come il carcere rispecchi le dinamiche dei
maltrattamenti da parte del proprio compagno e perciò consideriamo anche
il carcere una forma di violenza di stato contro la quale debba
resistere chiunque si impegni per porre fine alla violenza nelle nostre
comunità. I maltrattamenti da parte del proprio compagno (o la violenza
domestica) è un percorso di intimidazione, coercizione e controllo dei
comportamenti utilizzato allo scopo di ottenere o mantenere potere sulla
propria compagna, che possono o meno essere esercitati o rinforzati da
violenza fisica e/o sessuale e dove il senso di legittimità da parte di
uno di avere potere sopra l’altra gioca un ruolo chiave. Le
sopravvissute con cui lavoriamo parlano di molti modi in cui le tattiche
di controllo utilizzate dal personale penitenziario contro le persone in
carcere (e nelle carceri cittadine, nei centri di detenzione per
migranti, nei centri di detenzione minorile e negli altri stati in giro
per il mondo) costituiscano un parallelo con le tattiche utilizzate dai
loro partner abusatori per ottenere e mantenere il potere su di loro.
Come spiega Elle R. sopravvissuta detenuta a Valley State Prison for Women:

"In carcere ti viene detto quando dormire, quando svegliarti, quando
mangiare, cosa mangerai e quanto potrai mangiare, quando andare al
lavoro e che percorso fare a piedi per arrivarci, che vestiti si devono
indossare, quando tornare in cella. Se tutte queste attività non sono
eseguite esattamente come disposto sarai punita… In una casa dove
avvengono abusi si applicano tutte queste regole. L’unica differenza è
che la maggior parte delle punizioni qui sono gli abusi fisici, laddove
in carcere gran parte delle punizioni sono abusi di tipo verbale.
Ovviamente non sento che ci sia una differenza così profonda tra i due
tipi di abuso, uno semplicemente si cicatrizza prima dell’altro.
… Se una donna vive in una casa che è come un carcere e il carcere in
cui viene mandata è identico alla casa che lei ha appena lasciato dove
si interrompe il circolo? Tristemente ci possiamo tutti/e immaginare
immediatamente quale sia la risposta… dobbiamo fermare questo prendere
le vittime di violenza domestica da un carcere e piazzarle dentro un
altro carcere. Ricordate: il problema non si risolve semplicemente
perché noi siamo state sottratte alla vostra vista."

Nonostante il riscontro evidente delle maniere in cui il carcere
rispecchi le dinamiche dei maltrattamenti, le sopravvissute alla
violenza domestica dentro le carceri si impegnano considerevolmente in
atti di resistenza individuali e collettivi a queste forme di controllo
coercitivo somministrato dallo stato e si impegnano per raggiungere una
guarigione individuale e collettiva nonostante vivano in condizioni che
deprimano in maniera estrema le possibilità di guarigione. Tutti i
percorsi di guarigione che le sopravvissute si impegnano a intraprendere
da detenute hanno luogo in opposizione alle condizioni violente,
abusatorie e controllanti del carcere e sono veri e propri atti di
resistenza.

Come il nostro lavoro incide sul sistema (ovvero la nostra visione
dell’abolizione)
Crediamo che il lavoro di Free Battered Women e California Habeas
Project incida sul sistema carcerario e si impegni nella direzione
dell’abolizione del carcere in una varietà di modi. Ci rendiamo conto
comunque che ci sia una contraddizione intrinseca nell’utilizzare il
sistema legale come strategia per sfidare le ingiustizie perpetuate dal
sistema legale stesso. Entro questi limiti, ci impegniamo per riforme
abolizioniste, utilizzando molteplici strategie per far fronte
nell’immediato alle ingiustizie del sistema e avvicinarci a un mondo
dove il carcere risulti non più necessario. Queste strategie ci aiutano
a porre rimedio alle principali ingiustizie e raggiungere i nostri
obiettivi di promozione della libertà e la guarigione per le
sopravvissute alla violenza domestica.

Decarcerazione
Uno dei modi principali con cui il lavoro di Free Battered Women e
California Habeas Project incide sul sistema carcerario è l’impegno
verso la decarcerazione, ovvero tirare fuori le persone dal carcere .
Crediamo che assicurare il rilascio delle sopravvissute e ricongiungerle
alle loro famiglie e alle persone care sia una componente vitale per
promuovere la guarigione dagli effetti dell’incarcerazione e da altri
fonti di trauma. Inoltre tirare fuori le persone dal carcere è una parte
importante dell’azione di limitazione del controllo dello stato sulla
vita delle persone. Dal 2000 26 sopravvissute a violenza domestica che
scontavano la pena dell’ergastolo sono state rilasciate dal carcere.
Alcune di queste vittorie sono scaturite dal lavoro delle sopravvissute
in collaborazione con team legali volontari per documentare con successo
le richieste di habeas corpus, mentre altre sopravvissute sono state
rimesse in libertà sulla parola grazie al supporto dei membri delle loro
comunità di riferimento da ogni parte dello stato della California
provenisse la loro richiesta di rimessa in libertà.

Portare attenzione al contesto sociale in cui sono commessi i "crimini"
Attraverso il porre la sfida all’opinione pubblica e al sistema legale e
della libertà sulla parola di prendere in considerazione l’intero
contesto di eventi che ha condotto agli atti che sono criminalizzati
promuoviamo anche una comprensione più profonda dei modi attraverso cui
la comunità allargata condivida la responsabilità delle azioni nocive
commesse a livello individuale contro il proprio/a partner o altri
membri della comunità (sia che l’individualità che ha commesso tali atti
sia un partner abusatore o una sopravvissuta a maltrattamenti).
Attraverso ciò intendiamo sostenere che è importante evidenziare i modi
in cui le istituzioni espressamente create per intervenire a livello
comunitario, concepite per proteggere e sostenere la comunità, come il
sistema legale, il sistema di assistenza sanitaria, quello per il
sostegno all’infanzia e persino le organizzazioni non-profit
contribuiscano a creare le condizioni che portano agli atti di violenza
individuale e altre nocività.
Per esempio molte sopravvissute alla violenza domestica con cui
lavoriamo riferiscono continuamente delle molteplici strategie che hanno
utilizzato per provare a proteggere se stesse e i loro figli e figlie
dalla violenza e controllo coercitivo del partner abusatore e tuttavia
di come a causa di varie barriere istituzionali all’aiuto, i risultati
di queste loro azioni abbiano fallito nello scopo di garantire la loro
sicurezza. I media e altre istituzioni comunitarie promuovono strategie
di sicurezza come il ricovero in rifugi protetti o a casa dei familiari,
chiamare la polizia, ottenere provvedimenti amministrativi di
protezione, cercare assistenza medica e/o chiamare linee telefoniche di
emergenza come soluzioni per la sicurezza, senza rendersi conto le
maniere tramite cui queste stesse strategie possano nella realtà dei
fatti aumentare il rischio delle sopravvissute di essere danneggiate dal
loro partner abusatore e/o come tali strategie possano essere esse
stesse nocive nei confronti delle sopravvissute.
Due esempi di come le istituzioni falliscano nel proteggere le
sopravvissute a maltrattamenti sono il modo in cui le immigrate senza
documenti possano non essere in grado di accedere all’assistenza dai
tribunali amministrativi per ottenere un provvedimento di protezione per
via delle barriere linguistiche. O, specialmente nel contesto dei
crescenti raid anti-migranti, le sopravvissute immigrate senza documenti
possano avere una paura realisticamente fondata che ogni aiuto da parte
del sistema possa condurre alla loro deportazione o a quella del loro
partner abusatore. Similmente le donne di colore, le sopravvissute
transgender e/o queer possano non vedere la polizia come una fonte di
sicurezza o protezione per via dei modi con cui la polizia sorveglia,
arresta e commette violenza contro le loro persone care e altri membri
della comunità. Le sopravvissute che siano donne di colore, immigrate,
transgender, queer, povere, che abbiano difficoltà fisiche o
psicologiche, che vivano in aree rurali e/o in altro modo sperimentino
forme di oppressione sono sistematicamente non credute, stigmatizzate
per l’abuso del loro partner, sottoposte ad abusi verbali, viene loro
negato l’accesso a diverse risorse e sempre troppo spesso sono soggette
a violenza fisica e sessuale quando vanno in cerca di protezione dagli
abusi.
Ponendo segnatamente l’attenzione sulle responsabilità dei reati
condivise a livello di comunità, sottolineiamo il ruolo delle
istituzioni comunitarie nel fallimento di fornire quelle condizioni
sociali necessarie che consentano l’autodeterminazione delle comunità e
il loro affrancarsi da processi di criminalizzazione. In quest’ottica le
pratiche istituzionali e le politiche pubbliche che sistematicamente
negano alla gente di colore, alle persone povere, a migranti, a gente
che è stata in carcere e ad altre persone l’accesso a educazione di
qualità, assistenza sanitaria, servizi di salute mentale, programmi
significativi per gli abusi, metodi per guarire dagli effetti dei
traumi, lavori con stipendi in grado di far vivere e altre reti
necessarie di supporto economico, politico e artistico sono viste come
connesse al processo di criminalizzazione.

Mettere in discussione la nostra fiducia nel carcere come soluzione alla
violenza.
Un altro modo attraverso cui tentiamo di incidere sul sistema è
sostenendo il crescente movimento critico, condotto per decenni da donne
di colore e immigrate, dell’eccessivo ricorso negli USA al sistema
penale e penitenziario nell’affrontare la violenza domestica. Nel
periodo che va da dieci a quindici anni fa una cifra crescente di
dollari federali e statali sono stati spesi per le riforme di
rafforzamento della legge e le politiche repressive per arrestare e
perseguitare un numero superiore di persone che commettono abusi. Tra le
conseguenze non preventivate di queste politiche vi è il numero
crescente di sopravvissute alle violenze domestiche arrestate in tutto
lo stato della California per utilizzo della forza nel resistere alla
violenza del loro partner, così come per altri crimini.
Nel frattempo dobbiamo anche capire che l’incarcerazione non è una
risposta efficace anche per coloro che hanno usato violenza con lo scopo
di ottenere o mantenere un controllo coercitivo su altre persone. Quando
mettiamo in gabbia coloro che abusano come conseguenza del "ritenerli
responsabili" del loro comportamento abusatore e li mettiamo in un
ambiente dove la violenza, la minaccia di violenze e altri abusi di
potere e forme di coercizione sono utilizzate per controllare il loro
comportamento, allora siamo noi stessi/e che replichiamo e rinforziamo
quei comportamenti che diciamo di voler fermare. Riconosciamo che molte
persone che sono incarcerate per aver agito in maniera abusatoria e
coercitivamente controllante siano esse stesse sopravvissute a gravi
traumi. Free Battered Women e California Habeas Project credono nel
bisogno di trovare modi alternativi di contrastare questi comportamenti
abusatori e dare supporto alle persone di sviluppare modi alternativi di
costruire relazioni salutari.

Visioni alternative e investimento in comunità salutari
Richiamandosi alla decarcerazione, sottolineando l’importanza del
contesto politico e di ciò che è a carico della comunità per quel che
riguarda il verificarsi dei crimini e lavorando nella direzione di
risposte alternative alla violenza Free Battered Women e California
Habeas Project ambiscono anche ad apportare modifiche significative
all’idea di protezione da parte dello stato. Noi ci richiamiamo al
reinvestire nei bisogni delle comunità che sappiamo tengono la gente
fuori dal circuito del carcere. Anziché carcere vogliamo forme di
supporto che realmente creino comunità salutari e sicure (come l’accesso
a educazione di qualità per tutti/e, assistenza sanitaria, programmi di
trattamento per alcol e droghe, misure per un diritto all’abitare sicuro
e accessibile, servizi sociali, sistemi di trasporto accessibili).
Crediamo che investire in queste istituzioni sia ciò che realmente
innalzi la sicurezza pubblica e dia inizio alla messa in discussione
delle ineguaglianze sociali alimentate da razzismo istituzionale,
classismo, sessismo e altre forme di oppressione; non rinchiudere le
persone in gabbia lontano dalle loro comunità.

Capacità d’intervento
Nonostante il gran numero di individualità e organizzazioni coinvolte
nell’Habeas Project esso è un grande sforzo su basi volontarie con una
capacità molto limitata. Sfortunatamente l’Habeas Project non è in grado
di offrire assistenza legale a prigioniere che tentino di documentare le
richieste di habeas corpus senza rispettare i criteri contenuti nel
comma 1473.5 del Codice penale, né siamo in grado come Habeas Project di
mettere in contatto le prigioniere con altri avvocati per una possibile
difesa.
Per maggiori informazioni sul California Habeas Project scrivete a
California Habeas Project, c/o Legal Services for Prisoners with
Children, 1540 Market Street, suite 490, San Francisco, CA 94102 (con il
favore di prender nota che è molto ridotta la capacità dell’Habeas
Project di rispondere a lettere da gente in carcere che non risponda ai
requisiti contenuti nel comma 1473.5 del Codice penale).
Analogamente Free Battered Women è primariamente una organizzazione su
basi volontarie con una capacità limitata di rispondere alle lettere da
gente in carcere. Se scrivete a Free Battered Women gentilmente sappiate
che le vostre lettere saranno lette e ciò è importante per le persone
che compongono Free Battered Women, ma che forse può passare del tempo
prima che riceviate risposta (ciò perché le sopravvissute a violenza
domestica nelle carceri californiane hanno detto di volere che Free
Battered Women si concentri su richieste di messa in libertà sulla
parola, educazione pubblica, campagne mediatiche, lavoro politico e
costruzione del movimento piuttosto che rispondere alle lettere delle
prigioniere).

Per maggiori informazioni su Free Battered Women contattate:
Free Battered Women
1540 Market Street, suite 490,
San Francisco, CA 94102
Tel 415.255.7036 ext. 320
Fax 415.552.3150
www.freebatteredwomen.org

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