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Ambito 3: Comunicazione

— Inviato da flat @ 19:28

*Comunicazione:* Di quali strumenti dotarci per comunicare innanzitutto tra noi, per dare visibilità alla nostra lotta , per parlare linguaggi accessibili, per essere più efficaci nella comunicazione con l'esterno, i rapporti con la stampa e lo scambio di comunicazione attraverso blog…..soprattutto nell'ottica di amplificare la nostra presa di parola pubblica e la diffusione dell'auspicabile manifestazione nazionale che da questo incontro speriamo possa finalmente definirsi.

Chiunque voglia contribuire lasciando materiali o candidandosi per tenere la relazione introduttiva può lasciare un commento! 

Il gruppo comunicazione ha creato l'account Skype flat_bologna.

>>Qui i materiali e contributi utili alla discussione (oltre, naturalmente a tutti i commenti a questo post)

>>Qui il video di DonnaTV che mostra la lettura della sintesi riportata qua sotto! 

 

Report: 

1) Farsi media e rapporti con i media mainstream

E' stata condivisa la priorità di essere media e produrre informazione e non più controinformazione appropriandoci di strumenti di comunicazione accessibili e gratuiti come  server indipendenti, free software... Non soltanto per comunicare iniziative ma anche per mettere in moto dei processi di creazione di immaginari che siano più vicini a noi, ponendoci  non come soggetto antagonista, ma protagonista.
Per contrastare l'egemonia culturale che si dichiara neutra, è necessario costruire delle piattaforme autonome che valorizzino la nostra produzione di senso ma anche intercettare l'indicizzazione del tipo proposto da google attraverso un aggregatore di blog femministi. Ad esempio cercando su google “aborto”, fare in modo che appaiano i link dei nostri siti, blog, ecc, invece che i siti antiabortisti che godono adesso della massima visibilità.
Autoproduzione significa anche creare canali di formazione per noi.

Rispetto ai media mainstream, ci sono posizioni differenti:
Alcune sostengono anche l'importanza di mantenere relazioni con donne che lavorano nel mondo della carta stampata.
Altre preferiscono creare da zero dei media indipendenti, altre vogliono usare l'”opportunità” politica di utilizzare anche i canali dei media mainstream per avere maggior visibilità.
Riguardo ai rapporti con i media mainstream, si preferisce evitare di chiedere la pubblicazione di un comunicato stampa, ma cercare piuttosto di creare un rapporto di forza facendo un'informazione che li metta in condizione di doversi rivolgere a noi per ottenere le notizie (esempio di Genova).

Proposta: monitoraggio dei linguaggio che usano i media mainstream e costruzione di relazioni con giornaliste per “sensibilizzarle” su questioni di genere, linguaggi, ecc.

Riguardo a pratiche e metodologie abbiamo discusso di esperienze in corso: cercatrice in rete, city of god, adotta un consultorio, OGO.


2) Metodo e partecipazione

Su questo punto ci sono state difficoltà a trovare delle risposte. E' stata posta l'esigenza di definire in plenaria cosa sia sommosse e di chiarire quali siano i luoghi decisionali.
La rete è vista come un processo di partecipazione e non come un'organizzazione verticistica in cui qualcuna decide. E' emerso lo stesso parere sia rispetto al metodo di comunicazione utilizzato nella mailing list sia rispetto al metodo utilizzato nelle assemblee reali.
Alcune considerano la mailing list come un'assemblea permanente. Altre preferiscono modalità di incontro reale.
Ci accordiamo sul metodo del consenso, ma c'è discordanza su cosa sia la mailing list: diffusione di comunicati, luogo di decisione, assemblea permanente? Bisogna porsi la domanda non in termine di decisione ma di processi.


3) Produzione linguaggi e immaginari – accessibilità strumenti – uscire dall'autoreferenzialità

E' importante non solo fare ragionamento di rete ma anche sul territorio facendo delle cose comprensibili a chi non ha gli strumenti tecnici e culturali per accedere a dei contenuti che descrivono le nostre lotte.
Una sfida fondamentale è riuscire a creare linguaggi e immaginari che producano prospettive di lotta, nuove idee di futuro e partecipazione per le donne, femministe e lesbiche.
E' stata espressa l'esigenza di moltiplicare i linguaggi e le pratiche, valorizzandole tutte piuttosto che imporre delle sintesi che raccontino di un'unica iniziativa. Esempio: ci piacerà parlare della campagna Obbiettiamo gli Obiettori e della campagna Adotta Un Consultorio, così come di ogni altra iniziativa che le donne, lesbiche e femministe della rete sceglieranno, se vogliono di mettere in atto.

Ambito 2: Antirazzismo antifascismo e antisessismo

— Inviato da flat @ 19:26

*Antirazzismo antifascismo e antisessismo*: urgenza di sintetizzare discorsi e costruire pratiche antifasciste ed antirazziste a partire dai nostri contenuti forti dell'antisessismo, (distanti dal machismo di varie pratiche dell'antifascismo militante) anche di fronte ad un livello di attacco\scontro che si è evidentemente innalzato e che non può esimerci dal ragionare ancora e di nuovo sull'autodifesa delle singole e degi spazi, sulla solidarietà, sulla gestione e le modalità di piazza…

>> Qui l'esposizione (Video) del gruppo che si è occupato di questi temi!! 

 

Ecco la sintesi:

 

Sintesi della discussione tenuta il 14/06/08 a Bologna

 

ANTIRAZZISMO- ANTI FASCISMO- ANTISESSISMO

I diversi interventi hanno affrontato temi vari e riflettevano complessivamente la vastità dell'oggetto della discussione.

Per comodità di esposizione, i diversi punti proposti sono stati divisi in una prima parte di analisi del nostro presente ed in una seconda parte di proposte di azione comune.

 

Analisi

Alcuni interventi hanno individuato fonti specifiche di discriminazione di stampo sessista, razzista e fascista

-         Politiche familiste – famiglia

-         Leggi sull’immigrazione

-         Precarietà del lavoro

Ed hanno quindi denunciato le responsabilità di queste politiche come cause del presente progressivo incremento del

-         razzismo diffuso tra la gente, nei media

es. criminalizzazione dell'immigrazione

-         fascismo nella politica istituzionale

es. schedatura dei rom

 

Alcuni interventi hanno riflettuto sul rapporto tra la violenza sessista, razzista, e fascista e l'autodifesa. L'autodifesa è stata intesa nei diversi interventi o in relazione alla violenza maschile o come pratica militante in particolare nel contesto dell'anti-fascismo. Complessivamente sono emerse le seguenti indicazioni:

-         l'autodifesa praticata dalle donne e dalle lesbiche contro la violenza è uno strumento di autodeterminazione

-         l'autodifesa è uno strumento per opporci al sessismo, al razzismo ed al fascismo, in quanto politiche antagoniste alla nostra autodeterminazione

-         l'aumento delle aggressioni organizzate di gruppi di fascisti pone la questione su come organizzare la nostra autodifesa

-         l'organizzazione della nostra auto-difesa contro la violenza respinge i condizionamenti delle forme di organizzazione della politica mista

 

Alcuni interventi hanno affrontato specificamente i temi dell'immigrazione e del razzismo che condiziona le politiche di accoglienza in particolare per quanto riguarda le donne migranti.

•          Intrecci di razza e genere nel determinare la divisione sessuale del lavoro, es. badanti

•          il nesso tra precarietà e permesso di soggiorno (“puoi restare finché servi”) condiziona la ricattabilità di tutte noi nel mercato del lavoro in generale

•          “lo straniero cattivo da espellere” delle rappresentazioni mediatiche è maschio, mentre le donne straniere possono essere  immediatamente integrate nel mercato del lavoro di cura

 

É stata indicata la reciprocità tra le condizioni di migranti e native, per un riconoscimento reciproco attraverso cui   perseguire insieme la nostra comune auto-determinazione.

-         La scarsa partecipazione delle donne migranti negli ambiti del nostro movimento è vista come una carenza indicativa di una difficoltà di relazione (“ci aspettiamo che debbano essere loro a venire da noi”)

-         il superamento di queste difficoltà è necessario per noi per promuovere una politica anti-sessista, anti-razzista ed anti-fascista più efficace

-         le relazioni con le donne migranti devono affrontare diversità di condizioni materiali di vita, linguaggi, vissuti, oppressioni e di bisogni.

-         Non ci rivolgiamo alle donne migranti per solidarietà con le “loro” istanze, ma crediamo di avere istanze comuni che ci riguardano tutte direttamente   

 

Alcuni interventi hanno infine denunciato la repressione che  ha colpito alcuni dei gruppi presenti in seguito ad azioni anti-sessiste, anti-fasciste ed anti-razziste (es. contro l'obiezione di coscienza in tema di aborto, contro gli attacchi ai nomadi, contro lo stupro) facendo riferimento a

-         repressione poliziesca

-         repressione penale

 

 

PROPOSTE DI AZIONE COMUNE

 

Alcuni interventi hanno ipotizzato la costruzione del 25 novembre 2008 relativamente ad aspetti diversi

•          fare una manifestazione nazionale nel sud italia

•          intensificare le relazioni con le donne migranti per farle convergere su quella data

•          interrogarci sulle motivazioni del separatismo della manifestazione del 25/11/07 per capire se questa scelta può essere riprodotta o meno, e su che basi.

 

 

Alcuni interventi hanno ipotizzato appuntamenti a più breve  termine anche di carattere locale, ed hanno proposto l'apertura alla rete nazionale di questi appuntamenti

•          5/7/08 a Bologna, manifestazione provinciale promossa dalle donne del coordinamento migranti intervenute nella discussione, come momento per creare occasioni  di relazione con le donne migranti.

•          28/6/08 a Bologna, Pride nazionale

•          settembre a Roma, dibattito sul pacchetto sicurezza

 

Alcuni interventi hanno inoltre indicato alcune pratiche di azione quotidiana per meglio contrastare la violenza sessita, razzista e fascista:

 

Riconoscimento tra donne come riconoscimento del posizionamento di ciascuna

 

Approfondire la riflessione sulle difficoltà nel condividere le diverse lotte

 

Andare nei quartieri

 

Costruzioni di reti locali con donne migranti

 

 

 

 

 

ANTIRAZZISMO- ANTI FASCISMO- ANTISESSISMO

-         Politiche familiste – famiglia

Leggi sull’immigrazione

Precarietà del lavoro

Si traducono in un incremento

-         razzismo diffuso

-         fascismo nella politica istituzionale

es. schedatura dei rom

 

-         autodifesa contro la violenza

affrontare l’aumento delle aggressioni fasciste senza il machismo nel misto

 

-         relazioni con le donne migranti

affrontare diversità di condizioni materiali di vita, linguaggi, vissuti, oppressioni e di bisogni

non facciamo per solidarietà ma perché si tratta di questioni che riguardano tutte: divisione sessuale del lavoro, precarizzazione

lavoro di cura: intrecci di razza e genere, es. badanti (lo straniero cattivo come maschio perché le donne servono per il lavoro di cura)

-         repressione penale

 

PROPOSTE OPERATIVE:

costruzione del 25 novembre (sud con le donne migranti)

 

appunti intermedi (5/7 bologna coord migranti) per creare occasioni  di relazione con le donne migranti.

 

Riconoscimento tra donne come riconoscimento del posizionamento di ciascuna

 

Approfondire la riflessione sulle difficoltà nel condividere le diverse lotte

 

Andare nei quartieri

 

Costruzioni di reti locali con donne migranti

 


Ambito 1: Violenza maschile

— Inviato da flat @ 19:23

*Violenza maschile* tema amaro sul quale tutte ci siamo ri\trovate sin dall'inizio, che faccia tesoro di quanto ci siamo già dette fin qui, e che continui l'analisi trasversale (violenza familiare e extra, femminicidi, povertà isolamento…) che ci permetta di evidenziare la connessione tra tutte le forme di discriminazione e violenza sulle donne e le lesbiche e capire come spostare la nostra lotta e critica dall'episodio particolare, al sistema di fondo che lo rende possibile , agendo alla radice delle cause. Un obiettivo da tener presente sarà la formulazione di strategie e strumenti efficaci da adottare per denunciare\arginare e imporre come questione politica non più prorogabile"la mattanza" alla quale ogni giorno assistiamo.

 >>Qui  alcuni documenti utilizzati dall'assemblea

 

>>Qui il video di DonnaTv che mostra l'esposizione del report in assemblea plenaria.

Report: 

 

DOCUMENTO DI SINTESI FINALE

 

Il gruppo di discussione sulla violenza tenutosi a Bologna il 4 giugno 2008 sente l’urgenza di valorizzare le pratiche e i contenuti di gruppi e singole operanti nell’ambito del movimento nazionale di sommosse, anche quando non adottate come pratica collettiva, in quanto comunque espressione di autodeterminazione della soggettività femminista e lesbica.

Riteniamo necessario individuare pratiche comuni di lotta e di contrasto al sistema patriarcale su molteplici piani: l’elaborazione dei saperi di femministe e lesbiche è frutto della relazione tra donne, che è pratica politica, la quale riesce a produrre cultura condivisa.

Le violenza degli uomini su donne e lesbiche è pervasiva, e in quanto tale deve essere assunta a parametro di analisi e interpretazione delle relazioni di potere che attraversano la società in tutti gli ambiti, cioè al fine di poterle decostruire con i nostri linguaggi e le nostre azioni.

Il modello patriarcale è stato interiorizzato dalle donne stesse e la nostra azione deve essere volta a liberarci da tali schemi mentali: agendo a livello culturale, proponendo una formazione sessuata, interrogandoci anche attraverso la promozione di inchieste.

La violenza su donne e lesbiche, in qualsiasi ambito si manifesti, è espressione del potere esercitato dagli uomini e dalle istituzioni sulle donne.

La violenza maschile è un fatto culturale trasversale, rappresenta uno strumento di controllo e disciplina finalizzato a impedire alle donne e lesbiche di liberarsi dai ruoli imposti di mogli, madri e oggetti del desiderio.

Questo controllo serve a vincolarci indissolubilmente a questi ruoli, e si esercita soprattutto attivando delle politiche di “welfare” che contribuiscono ad autoalimentare la condizione di precarietà di vita e lavorativa delle donne e delle lesbiche attraverso la divisione sessuata del lavoro.

La libertà di donne e lesbiche è strettamente connessa all’eliminazione della loro condizione di precarietà e povertà. Attraverso l’acquisizione di un’autonomia di tipo economico più facilmente la donna può autodeterminarsi, svincolandosi dalle costrizioni familiari e riappropriandosi di spazi e socialità sessuata: questo soltanto può rappresentare per le donne e le lesbiche sicurezza, intesa come potere di autodeterminarsi senza vincoli eterodeterminati.

Le politiche familiste e securitarie  sono antifemministe in quanto ricacciano le donne nelle case e spacciano per sicurezza quella che è oppressione: i nostri corpi non saranno mai strumenti di repressione  e xenofobia.

Noi femministe e lesbiche scegliamo di autorganizzarci e non delegare a nessuno e a nessuna la rappresentanza dei nostri bisogni e istanze.

Riproponiamo una manifestazione nazionale per sabato 22 novembre che, se le compagne del sud sono in grado di garantire l’organizzazione, potrebbe portare la presenza di femministe e lesbiche su quei territori, in alternativa da farsi a Roma.

In  preparazione di questa manifestazione sarebbe opportuno aprire una campagna di informazione a tappeto sui territori, con parole d’ordine comuni, individuando insieme le date per le iniziative in ogni città.

A partire dalle pratiche già condivise di presidi contro la violenza maschile su donne e lesbiche, riteniamo un importante strumento politico supportare tutte le donne che decidono di denunciare le violenza subite, sostenendole e garantendo loro la presenza del movimento, per tutta la durata del processo con presidi anche sotto i tribunali.

Questo è uno strumento politico di visibilità tangibile della solidarietà delle donne e lesbiche che può essere utile per aiutare ad uscire dalla violenza anche per le donne che la vivono come fatto privato.

Invitiamo tutte le donne e le lesbiche a partecipare alle udienze del processo per il femminicidio di Barbara Cicioni come momento di presenza politica per non relegare la violenza maschile su donne e lesbiche alla marginalità della sfera privata, ma farne strumento di analisi politica sessuata e di autodeterminazione.

 

 


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